Celleno Vecchio, il borgo fantasma. Tutte le info per la visita con Guide Turistiche Ufficiali. Cosa visitare vicino, cosa visitare nella Tuscia. Info.
Tag Archives: Celleno Vecchio. Eccoti due righe di storia del paese fantasma.

Età etrusca: Come molte zone della Tuscia, anche il territorio di Celleno Vecchio fu abitato dagli antenati di queste terre, ossia gli Etruschi, come lo testimoniano le necropoli risalenti al secolo VII a.C. nelle contrade circostanti a Celleno Vecchio.
Il piccolo centro etrusco era situato vicino al percorso viario verso il Tevere ed a controllo dell’asse viario Ferento-Bagnoregio-Orvieto.
Come spesso accade, gli ambienti ipogei, ossia tombe sotterranee scavate nel banco roccioso tufaceo, furono riutilizzati nel corso dei secoli. Oggi non è raro incontrare questi ambienti adibiti a magazzino o a stalle.
Età romana: Il potere etrusco del territorio prende fine con la distruzione di Volsinii o Velzna, ossia Orvieto etrusca, nel 264 a.C.
Con il passaggio del territorio sotto la dominazione romana il territorio di Celleno etrusco subisce un cambiamento tangibile nella netta variazione dei percorsi viari, perché con l’impostazione delle nuove vie consolari romane (come la Cassia), rimane escluso dai grandi traffici commerciali.
Le testimonianze archeologiche di epoca romana rimangono molto scarse nel territorio di Celleno, sappiamo con sicurezza di un cippo sepolcrale ora inglobato nell’interno dell’ex convento di S. Giovanni Battista.
Età alto-medievale: la regione fu conquistata nel primo quarto del secolo VI dai Goti di Teodato, mentre già dopo il primo anno di conflitto greco-gotico, passa in mani bizantine.
Fine del controllo bizantino con l’arrivo dei Longobardi. Agilulfo dopo la conquista di Orvieto e Bagnoregio nel 605 tiene il dominio su gran parte della Tuscia.
Fino all’ultimo quarto del secolo VIII la regione resta longobarda, vale a dire, fino a quando nel 774 Carlo Magno conquista l’Italia a Desiderio. Il territorio su cui sorgerà Celleno, già da quel momento appartiene alla diocesi di Bagnoregio, costituita nel 600.
Dal basso-medioevo al 1695, data del terremoto che causò notevoli danni nell’area della Teverina.
La permanenza longobarda lascia segni così profondi nel tessuto sociale dei centri della Tuscia, di cui abbiamo testimonianza nei nomi. Per esempio ancora nel 1150 Adinolfo, conte di Bagnoregio, dimostra nel suo nome le origini indiscutibilmente longobarde.
A dominare la regione tra i secoli X e XI sono i Conti di Bagnoregio, della famiglia dei Monaldeschi.
La prima notizia storica, di fonte scritta, che potrebbe attestare l’esistenza di un centro nel territorio di Celleno, è una menzione dei Conti di Celleno tra i nobili convocati a Montefiascone nel 1110 da Pasquale II (1099-1118) per fronteggiare la minaccia di Enrico V.
Si pensa che Celleno, oltre ad appartenere dal punto di vista religioso alla diocesi di Bagnoregio, fosse compresa anche dal punto di vista politico nel comitatus bagnorese.
Quando i Conti furono cacciati e Celleno si eresse a libero Comune, i feudatari potrebbero essersi ritirati nei castelli sparsi nel territorio del comitatus, producendo un frazionamento del territorio del comitatus, in una moltitudine di castra retti da feudatari e nella civitas di Bagnoregio retta a comune.
In realtà l’esistenza di una rete di castelli non è approvato, le fonti dicono altamente probabile, e la fondazione di questi castelli viene fatta risalire a i Conti di Bagnoregio, dei Monaldeschi.
Alla metà del secolo XII Adinolfo e Raniero, dopo aver perso il dominio su Bagnoregio, divenuta libero comune sotto il dominio dei Papi, e probabilmente hanno diviso la contea paterna. Ad Adinolfo sarebbe passato Celleno.
Alla fine del secolo XII Celleno passato sotto il dominio della potente Viterbo in espansione su vari castelli vicini, anche nella zona della Valle del Tevere.
Nel corso dei secoli successivi, Celleno fu conteso da Bagnoregio, da Orvieto, il suo destino è quello che lo vede altalenarsi anche altri centri della Tuscia, tra il potere dei signori locali, la Chiesa, e degli stessi centri.
Durante la cattività avignonese dei papi a Celleno la situazione è particolarmente turbolenta, in quanto passa nelle mani di Filippo di Cambarlhac (francese), poi diventa feudo dell’importante famiglia di Viterbo gli Alessandri. Nel 1354 Celleno viene incorporato al Patrimonio di San Pietro in Tuscia dal cardinale Egidio Albarnoz, il papa che preparò il rientro dei papi da Avignone.
Dal 1387 fino al 1496 altra importante famiglia di Viterbo, quella dei Gatti fu ad esercitare la sua signoria su Celleno Vecchio.
Nel 1518 papa Urbano V affida il titolo di governatore di Celleno al cardinale Franciotto Orsini, e che per sessant’anni fino al 1580 Celleno rimane sotto il dominio della famiglia romana.
Dal 1544 Celleno è libera dal pagamento di dazi e gabelle alla città di Viterbo.
Gregorio XIII nel 1580 reincamera Celleno nella Camera Apostolica, nel 1608 Paolo V concede il permesso per la costruzione di un convento, realizzato già due anni dopo e intitolato a San Giovanni Battista.
Nel 1695 l’area fu colpito da un forte terremoto (come anche Civita di Bagnoregio) che secondo la ricostruzione grafica dell’architetto cellenese Fordini Sonni, avrebbero causato notevoli danni alle abitazioni poste all’estremità del pianoro urbano.
Bibliografia: Antonio Rotolo: La pieve di San Giovanni Battista a Celleno. Davide Ghaleb editore.
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