Se hai un paio di ore a disposizione ed è la prima volta che vieni a visitare Orvieto, ti suggerisco il percorso classico:
Piazza Cahen e la Rocca Papale – Corso Cavour (l’antica via della Mercanzia) – Palazzo dei Sette e La Torre del Moro (alta 47 m) – Piazza del Popolo con il Palazzo del Capitano del Popolo – Piazza della Repubblica con la chiesa di Sant’ Andrea dal campanile dodecagonale e il Palazzo del Comune – la tortuosa Via del Duomo con i negozi di ceramica e altri prodotti dall’antica tradizione – Piazza del Duomo e visita del Duomo.
Se hai un po’ più di tempo, si riesce a visitare anche il Pozzo di San Patrizio.
Se invece puoi fermarti più a lungo in città, ci sono tante altre possibilità. Si può fare per esempio, un bel giro anche nei quartieri medievali scendendo e risalendo le ripe. Affacciarsi sul panorama che si apre sul paesaggio dove passa la strada verso Bolsena e visitare la chiesa di San Giovenale. La cosa migliore è richiedere un percorso personalizzato, intanto segnalo alcuni monumenti da visitare.
MUSEI
Il Museo Archeologico di Orvieto porta a viaggiare dai tempi dell’antica città etrusca di Velzna, Orvieto Etrusca (VIII secolo a.C.) e dei centri minori italici del territorio.
Come vivevano gli etruschi, quali oggetti utilizzavano in vita, quali erano le loro abitudini, qual era il loro rapporto con le divinità?
Ci si risponde attraverso i reperti archeologici provenienti da sepolture di alto livello, quali ceramiche, bronzi, statue di divinità, pitture murali, volto di figure mitologiche in terracotta, provenienti da Templi etruschi.
Un’appassionante sezione del museo riguarda la monumentale area sacra del Fanum Voltumae, il Santuario, sacro a tutti gli Etruschi, chiamato da loro il luogo celeste. L’archeologia individua il luogo celeste in località Campo della Fiera, in una zona pianeggiante, sotto la rupe di Orvieto.
Al museo si trovano anche dei reperti provenienti dagli scavi della Necropoli del Crocefisso del Tufo.
Il Museo Civico e la collezione Claudio Faina, si trovano nella stessa sede, nel Palazzo acquistato alla metà dell’Ottocento da conte Claudio Faina senior, di fronte al Duomo.
Il Museo Civico propone dei reperti interessanti per vari motivi, e certamente emozionanti.
Tra questi la Venere di Cannicella VI-V secolo a.C. in marmo, proveniente da un’area sacra, che era interpretata in vari modi dagli studiosi.
Il sarcofago etrusco scolpito che raffigura il sacrificio di Polissena e la minaccia di Ulisse a Circe. O ancora, facce di bellissime figure femminili e volti barbuti di sileni, che non sono altro che terrecotte architettoniche provenienti dal Tempio etrusco del Belvedere di Orvieto.
Tra tutti, il mio preferito è la testa del Guerriero del 530-520 a.C., perché chi l’ha scolpì riuscì a trasmettere l’essenza del personaggio attraverso l’espressione del volto.
Chi era il Guerriero? Lo sappiamo dall’iscrizione scolpita sulla testa che aveva la funzione di cippo funerario: Larth Cupures, figlio di Aranth. E’ il cippo che parla e il nome ci fa capire che le origini del guerriero erano sabine.
Sarebbe però troppo lungo raccontare ora la storia di Larth Cupures, lo farò quando verrete con me a visitare il museo.
La Collezione Faina ha sede negli ambienti Ottocenteschi del Palazzo lasciato per via testamentaria alla città di Orvieto, assieme alla collezione della famiglia, da Claudio Faina junior, nel 1954.
Il museo espone dei reperti che comprende varie tipologie di epoche diverse, provenienti non solo da ambito orvietano. E’ un esempio del Collezionismo Ottocentesco, che nasce nel 1864 con Mauro Faina, e cresce grazie a scavi e ad acquisti, attraverso generazioni.
Ci si perde tra tante meraviglie: monete, gioielli etruschi, canopi di Chiusi, preziosi vasi attici a figure nere e rosse, anfore di Exekias, bronzi etruschi e buccheri (ceramica etrusca) a non finire.
Il Museo dell’Opera del Duomo espone i Tesori come arredi Sacri ed oggetti rituali, così come delle opere d’arte provenienti dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Una collezione d’inestimabile valore che la Fabbriceria custodisce da più di otto secoli.
Nella sezione Tesori si trova anche il famoso Reliquiario del Corporale (1338) del Vieri, che è fonte del racconto figurativo più antico del Miracolo Eucaristico del 1263.
Lo spazio espositivo dei Tesori è la biblioteca affrescata nel 1499, di Antonio Albèri, personaggio legato all’ambiente culturale umanistico di papa Pio II Piccolomini.
Si pensa sia proprio Albèri la figura che vediamo accanto a quella di Luca Signorelli sull’affresco delle prediche dell’anticristo nella Cappella Nova o di San Brizio.
Girando per gli altri spazi espositivi, si rimane meravigliati da dipinti, sculture, mosaici di grande pregio, basti citare alcuni degli autori per comprendere l’alta qualità delle opere d’arte. Coppo di Marcolvaldo, Arnolfo di Cambio, Simone Martini, Luca Signorelli, Niccolò Circignani, Girolamo Muziano, Federico Zuccari.
C’è spazio anche per una raccolta novecentesca, le opere plastiche e grafiche realizzate tra il 1947 e il 1991, donate da Emilio Greco alla città di Orvieto.
I SOTTERRANEI DI ORVIETO
Oltre il Pozzo di San Patrizio, che trovi nel percorso iniziale, esistono altri sotterranei, tra questi, Orvieto Underground e il Pozzo della Cava, i sotterranei della chiesa di Sant’Andrea, il Labirinto di Adriano.
Orvieto Underground offre un percorso affascinante ed altrettanto facilmente percorribile anche da chi non ama gli ambienti chiusi. Si addentra in ampie gallerie per vedere un numero incredibile di sistemi di cunicoli, pozzi quadrangolari con le “pedarole”, cisterne, grotte, scavati ben 2500 anni fa, dagli antenati della rupe: gli Etruschi.
Da allora in poi, gli abitanti della rupe continuarono a sfruttare la possibilità offerta dalla rupe di tufo, scavando anche altri tipi di strutture ipogee.
Così si passa da un’epoca all’altra, in un suggestivo viaggio, fino ad oggi, attraverso colombari per l’allevamento piccioni, passaggi sotterranei, frantoi medievali.
Dove il tortuoso passaggio scorre parallelamente al perimetro della rupe, si aprono inattesi affacci panoramici sulla valle.
Il Pozzo della Cava è un’altra incredibile storia da ripercorrere! Un insieme di sotterranei che prendono inizio in epoca etrusca, nel secolo VI-V a.C. Risale a quell’epoca il pozzo che attraversa verticalmente la rupe tufacea fino a 36 metri di profondità, da dove si attingeva l’acqua.
Il pozzo è stato riaggiornato alle esigenze di approvvigionamento idrico nel 1530, dopo che papa Clemente VII ordinò di scavare un pozzo nella zona della cava – ossia la cava, da dove si estraeva il tufo per uso edilizio.
Si passa da un’epoca all’altra, dai resti di tombe etrusche riadattate a magazzino di epoca medievale, alla cisterna a cocciopesto di nuovo di epoca etrusca, per continuare per i medievali butti, i cellai, scantinati e sottocantine.
Il riuso degli ambienti del Pozzo della cava continua. Affascinante l’allestimento della Grotta grande, che altro non era, che una cava da dove si estraeva il materiale di costruzione per costruire un muraglione sullo scorcio del Settecento e dell’Ottocento, come presepe. Si chiama Presepe nel Pozzo dal 23 dicembre fino alla domenica successiva all’Epifania, realizzati con personaggi animati a grandezza naturale.
Il Labirinto di Adriano porta indietro nel tempo addirittura 250 mila anni fa! Meraviglioso, perché tra le stratificazioni vulcaniche di un percorso tortuoso che si estende su 400 metri quadri, è possibile vedere persino un tronco vegetale pietrificato in quell’epoca.
Il labirinto di Adriano piace per le sue testimonianze archeologiche, come i cunicoli, l’acquedotto, la cisterna di epoca etrusca, ben 20 pozzi, grotte e passaggi ipogei, butti di epoca medievale.
Le cavità sotterranee sono state scoperte negli anni ’70 dai proprietari Adriano e Rita, in occasione della ristrutturazione del pavimento della loro storica pasticceria.
I Sotterranei della Chiesa di Sant’Andrea offrono una vera immersione nelle stratigrafie archeologiche di Orvieto! Quante cose da scoprire attraverso le stratificazioni appartenenti a quattro fasi storiche?
Si comincia all’età del Bronzo, per arrivare a epoca etrusca, di cui sono visibili delle pavimentazioni stradali realizzati con pietre di basaltina.
L’epoca romana ha lasciato poche tracce, mentre l’ultimo e più recente strato testimonia della nascita di una prima comunità cristiana ad Orvieto.
Bellissime le pavimentazioni a mosaico che appartenevano ad una basilica cristiana, forse il primo vero edificio di culto della città.
NECROPOLI ETRUSCA
La Necropoli del Crocefissio del Tufo, una città dei morti etrusca, sorge sulle pendici settentrionali della rupe di Orvieto. La necropoli fu utilizzata tra i secoli VII a.C. – III a.C.
La parte cospicua parte delle tombe, (dimore eterne che di solito rendono l’immagine della casa in cui i defunti vivevano in vita), risalgono alla metà del secolo VI a.C. e il V a.C.
Si ha l’impressione di entrare in una vera città, anche perché si riconosce la planimetria regolare, l’organizzazione urbanistica con strade impostate su assi ortogonali.
Il punto di riferimento per tracciare le strade e delimitare i lotti doveva essere una strada già esistente o comunque tracciata.
Le tombe hanno la forma a dado, uguali una all’altra, mi verrebbe a dire, come se fossero delle casette a schiera, con il nome dei defunti incisi nell’architrave della porta d’ingresso.
Difatti, una caratteristica della necropoli del Crocefisso del Tufo, si manifesta in un sistema egualitario.
La necropoli era una dell’antica città Velzna, Orvieto Etrusca. Sappiamo dalle iscrizioni delle tombe, che riportano i nomi dei proprietari, che Velzna accoglieva gente arrivata da fuori.
Così, sappiamo anche del Guerriero il cui volto fu scolpito nel cippo funerario, ora conservato nel Museo Civico di Orvieto.
Dove sono conservati i reperti portati alla luce? Al Museo Archeologico di Orvieto.
La necropoli prende il suo nome da una chiesetta rupestre ricavata all’interno della stessa rupe, probabilmente in epoca medievale.
Quando fu scoperta la necropoli? 1830-1831 vennero eseguite le prime ricerche sistematiche.
Il 1960 un punto di svolta, quando si avvengono le prime indagini scientifiche, svolte da Mario Bizzarri.
Le indagini più recenti risalgono a 2015-2017.