Orvieto. Piazza del Duomo e il Duomo di Orvieto. La piazza crea uno spazio molto ampio intorno al Duomo in modo che esalti l’architettura e le dimensioni dell’edificio. (Lungo m 89,30. Largo m 32,75. La cuspide della facciata è alta m 53).
Sul perimetro della piazza si trova la Torre del Maurizio, con in cima l’automa in bronzo di Ugolino da Bologna batte le ore dal 1349.
IL DUOMO DI ORVIETO è il monumento simbolo della città, una delle cattedrali più belle e più importanti della storia dell’arte italiana. La data ufficiale dell’inizio della costruzione è il 13 novembre 1290, il giorno di San Brizio, santo protettore di Orvieto.
Si è impiegato tre secoli per il completamento, per la realizzazione delle opere d’arte furono chiamati il meglio degli architetti ed artisti italiani.
Perché fu costruito il Duomo? La costruzione del Duomo fu decisa, non tanto perché custodisse il famoso Corporale del Miracolo Eucaristico di Bolsena, ma perché l’antica cattedrale, dedicata a Santa Maria della Stella e l’altra chiesa negli immediati pressi, di San Costanzo erano malridotte.
Si decise, quindi, Comune e autorità religiose congiuntamente, di elevare un’unica e stupenda chiesa.
Il finanziamento avvenne attraverso un’adeguata politica fiscale del Comune che creò un pubblico organismo di gestione, l’Opera del Duomo, e che raccolse i tributi da tutti i castelli del territorio.
Di che stile è il Duomo di Orvieto? E’ una commistione tra il romanico e il gotico, pur avendo delle caratteristiche peculiari caratterizzanti esclusivamente questa chiesa.
Furono molti a portare avanti i lavori della progettazione e della realizzazione dell’edificio, tra loro ARNOLFO DI CAMBIO e l’architetto toscano LORENZO MAITANI. Si deve al Maitani, lo scheletro dell’edificio e l’ideazione della stupenda facciata tricuspidale.
Ricordo brevemente altri noti architetti ed artisti che operarono per la realizzazione del Duomo. Andrea Pisano. Matteo Ugolino da Bologna. Andrea di Cione detto l’Orcagna (rosone). Antonio Federighi. Michele Sanmicheli. Antonio da Sangallo il Giovane. Ippolito Scalza.
L’orvietano IPPOLITO SCALZA progettò vari palazzi in Orvieto e fuori città, contribuì ad abbellire il Duomo, in veste di scultore, la bellissima Pietà, e l’organo a canne.
Vari i pittori incaricati nella fabbrica del Duomo, tra loro Gentile da Fabriano, Lippo Memmi, Beato Angelico, Ugolino di Prete Ilario, Luca Signorelli.
L’opera pittorica più suggestiva del Duomo, è quella su cui, si ritiene, s’ispirò persino Michelangelo nel dipingere la Cappella Sistina.
Mi riferisco agli affreschi realizzati da LUCA SIGNORELLI nella CAPPELLA DI SAN BRIZIO, dove il pittore cortonese interpretò magistralmente il tema del Giudizio Universale.
Ci si trova coinvolti in un alternarsi di scene che precedono e susseguono alla fine del mondo, e che vennero dipinte in maniera che diano l’impressione della tridimensionalità.
I corpi vengono raffigurati in modo molto plastico ed anatomico, in movimento, ed anche da fantastiche angolazioni. Gli affreschi furono realizzati tra il 1499 e il 1504.
Ugolino di Prete Ilario dipinse tra il 1357 e il 1364, nella Cappella del Corporale la storia del Miracolo Eucaristico di Bolsena, impostata su scene sacre ed a soggetto biblico.
LA FACCIATA del Duomo si lancia verso il cielo, è tricuspidale, come un trittico appoggiato sul corpo a forma di croce della chiesa. Fu iniziata nel 1310 e conclusa nel 1532.
Ornata di bassorilievi, di mosaici, di sculture, di marmi colorati, in cui prendono parte tutte le arti figurative e che creano un’opera d’arte unica e unitaria.
Nello stesso tempo sono il mezzo attraverso il quale la Chiesa Cattolica che diffonde il suo programma religioso, attraverso il racconto in immagini ed i simboli. Quali sono? Ve lo dirò sul posto.
Visto, che il Duomo è intitolato a Santa Maria Assunta, questo tema viene sviluppato anche sulla facciata, (oltre che dietro l’altar maggiore) e precisamente nei mosaici dove vengono narrati episodi salienti della sua vita.
Il registro inferiore della facciata è composto di quattro pilastri scolpiti a bassorilievo, che raccontano per immagini, a modo di fumetti muti, delle scene prese dell’antico e del nuovo testamento.
I riferimenti al vecchio e al nuovo testamento avevano uno scopo ben preciso: ribadire l’unità della Chiesa, perché in quei tempi, intorno alla fine del secolo XIII, Orvieto, come Firenze, pullulava di eretici.
Questi ultimi rigettavano l’antico testamento, perché ritenevano fosse scritto direttamente da Satana.
L’INTERNO, come l’esterno del cruciforme edificio, esercita un effetto ottico interessante, perché i filari bianco-neri – di travertino e del macinigno, la pietra basaltica -, fanno apparire ancora più alto lo spazio di quanto non lo fosse nella realtà.
Ci si immerge in un’atmosfera mista creata anche dai colori degli affreschi e della luce che proviene dal grande rosone (1358-1362) di Andrea Orcagna, dalle vetrate delle cappelle laterali e dalla grande vetrata della tribuna (1334) di Giovanni di Bonino. 
Le monumentali sculture invece modellano lo spazio e completano il programma iconografico e programmatico della fede.
Per fortuna, dal 19 novembre 2019, dopo 122 anni di esilio è di nuovo possibile apprezzare le dodici statue monumentali degli apostoli lungo la navata centrale che accompagnano fino all’altare e dei quattro santi protettori di Orvieto.
Scolpite da grandi artisti, Raffaello da Montelupo, Francesco Moschino, Ippolito Scalza, Fabiano Toti, Giovanni Caccini, Ippolito Buzi, Giambologna, Bernardino Cametti.
Così anche l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata di Francesco Mochi, in zona tribuna, verso dove gravita il flusso degli Apostoli, considerate tra le opere più alte della scultura italiana.
Le statue menzionate furono scolpite nello spirito di grande rinnovamento artistico che coinvolse il Duomo, dalla seconda metà del XVI secolo, tra il 1556 e il 1722. Sono state tolte poi dal movimento purista del fine Ottocento, che ha voluto deliberatamente cancellare le tracce di quel periodo artistico.






















