Il Museo Archeologico di Vulci ci porta in viaggio! Questa volta ci addentriamo nella storia dell’antica città etrusca Velx (?) che dovette la sua ricchezza ad un’abile politica commerciale. Cosa ci dicono i reperti archeologici? Ci parlano di una certa differenziazione dei corredi funerari a partire dalla seconda metà del secolo VIII a.C., quando a guidare la città era un ceto aristocratico.
Più tardi, tra la prima metà del secolo VII a.C. e i primi decenni del secolo V a.C. nelle tombe appaiono degli oggetti di lusso molto costosi. Tra questi dei vasi da banchetto e portaprofumi, importati dalla ricca borghesia imprenditoriale.
Da dove venivano importati gli oggetti di lusso? Dai centri del Mediterraneo quali la Grecia, la Grecia dell’Est, Corinto, Rodi, Mediterraneo Orientale. Vale a dire, dal mondo più evoluto dell’epoca.
Nel corso del secolo VIII a.C. prese inizio anche la produzione locale, importante, della ceramica etrusco-corinzia. In questo periodo cominciarono a diffondersi le forme ceramiche collegate alla diffusione del vino in Italia centrale.
Lo sviluppo ammirevole del VII a.C. andava a pari passo con la volontà di autorappresentazione del ceto ricco. Ciò portò alla costruzione di tombe monumentali. Tra altri aspetti, anche all’importazione di oggetti di grande valore, quali vasi da banchetto, unguentari in alabastron, scarabei egizi, oggetti in oro e argento.
La produzione vulcente era eccelsa non solo nelle ceramiche, anche del bucchero, ma anche del bronzo. I fabbri locali che producevano attrezzi per lavorare i campi, si sono specializzati poi sulla produzione di ornamenti, specchi insegne del potere, recipienti.
In che via si svolgeva il commercio? Maggiormente via mare, parlando del commercio con il Mondo Greco, Orientale e del Mediterraneo Occidentale e le sue isole. Vulci aveva due porti, uno di questi Regisvilla, che nei secoli VII a.C. – VI a.C. divenne scalo di nuovi beni, quali il vino, il grano, i buccheri (la ceramica etrusca per eccellenza), le ceramiche etrusco corinzie.
Il Museo archeologico di Vulci ha sede nella medievale Castello della Badia presso il ponte detto del Diavolo.


