Vitorchiano – e la presa 1232, da parte dei viterbesi – Storia medievale del bel borgo arroccato sulla rupe, paese del peperino e delle fontane.
Viterbo dal 1192 divenne diocesi, avendo tolto la sede della diocesi a Tuscania (Toscanella), e Viterbo nel giro di pochi decenni divenne forte e sottometteva tutti i castelli vicini. Era un clima di continuo guerreggiare, con Corneto, con Toscanella, addirittura con Roma.
Vitorchiano in un momento delicato per la sua sopravvivenza si rivolse al senato di Roma per salvarsi dagli attacchi del vicino nemico e per poter ricostruire gli edifici e le mura sulla rupe. Già, perché il piccolo comune di Vitorchiano non potè più far fronte al finanziamento della ricostruzione.
Come avvenne la presa di Vitorchiano nel 1232? Fu la distruzione più grande di tutti i tempi, che i viterbesi arrecarono a Vitorchiano. Sappiamo dalle cronache, che nel 1232 partirono da Viterbo 200 uomini a cavallo e dei fantini, per prendere Vitorchiano con “le scale di fune”.

Era già tutto preparato e previsto, in quanto i viterbesi potevano far affidamento su due vitorchianesi traditori, un certo Cittadino e un certo Giovanni, che dall’interno delle mura di Vitorchiano attaccarono la fune ai merli di queste. Erano le due di notte.
Uno dei guardiani si accorse e fuggì, mentre i viterbesi riuscirono a entrare, altri ancora entrarono dalla parte posteriore della rupe e presero la torre detta del Cassaro.
Nel frattempo i viterbesi mandarono a chiamare ancora più gente a Viterbo per chiamare rinforzi, e quindi arrivarono altri, non soldati, ma gente comune, grandi e piccoli.
Vitorchiano fu preso, saccheggiato, messo a ferro e fuoco e distrutto, così dicono le cronache: tutto distrutto fino alle fondamenta.
Il compenso dei traditori? Lo riportano le cronache, cinquecento libre di papalini, dati dalla comunità di Viterbo ai traditori.
Fu l’anno dopo, nel 1233, secondo le cronache, che i Romani a loro spese rifecero di nuovo il castello di Vitorchiano, più bello di prima. Fecero una torre sopra la Porta Romana, poi un’altra torre (nel primo cerchio murario, oggi alla Porta della Madonna della Neve) da dove si può vedere molto lontano a 360° (oggi la torre appartiene al Palazzo Comunale, comunemente chiamata Torre dell’orologio, ci si può salire, vista magnifica).
Le porte del castello di Vitorchiano, com’era di consuetudine in epoca medievale, si chiudevano per la notte.
Proprio davanti alla Torre dell’orologio di Vitorchiano, nella piazza che era il luogo di socializzazione della comunità dove si trovava e si trova tuttora il Palazzo Comunale, si trova una fontana caratteristica scolpita ad arte.
E’ la tipica fontana a fuso, scolpito nella pietra vulcanica localmente chiamata peperino. Ebbene, alle spalle della fontana un’iscrizione datata 1320 reca inciso a caratteri gotici un bando municipale che vieta agli assassini e ai traditori di dimorare nel Comune. Bando fatto a ragion veduta, come abbiamo visto.
La fonte che narra la presa di Vitorchiano del 1232 sono le Cronache e gli Statuti della Città di Viterbo di Ignazio Ciampi (1872). Queste riportano le cronache di Niccolò della Tuccia (nato nel 1400, commerciante e scrittore della città, raffigurato nel famoso affresco di Lorenzo da Viterbo nella cappella Mazzatosta, chiesa della Verità di Viterbo) e di Giovanni di Juzzo da Covelluzzo. Giovanni Juzzo era di professione speziale, iniziò a scrivere le sue memorie storiche dopo M. Girolamo, di Cola da Covelluzzo, dal 1490, come si legge nelle Cronache e Statuti di Viterbo del Ciampi.
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